Il nome Marmolada potrebbe derivare dal greco “marmairo”, che significa “risplendo”, “brillo”. Gli abitanti della Val di Fassa, però, parlano il ladino, lingua nobilissima che meriterebbe una digressione a parte, ed il ghiacciaio lo chiamano “Marmoleda”. Probabilmente anche quelli di Modena lo chiamano allo stesso modo, Marmoleda, anche se non sanno cosa sia il ladino.
La leggenda narra di una vecchietta, che sfidò le usanze e osò raccogliere il fieno nel giorno dedicato alla festa della “Madonna della Neve”, il 5 agosto. La notte seguente nevicò a tal punto da formare un ghiacciaio perenne, sotto il quale giacerebbe tuttora l’irrispettosa vecchietta col suo carico di fieno.
Etimologia e fiaba, per raccontare un luogo indiscutibilmente unico. La Marmolada è la cima più alta delle Dolomiti, il ghiacciaio per eccellenza. Tra qualche anno non esisterà più, perché il surriscaldamento del pianeta ne riduce quotidianamente i confini. È quindi indispensabile visitarla prima che sia troppo tardi.
Ci si accede coi ramponi, camminando lentamente fino alla vetta di Punta Penia, a 3343 mt. Un’esperienza stupenda. Per eccesso di zelo, siamo saliti in rigorosa cordata. Una salita faticosa, ma non estrema, anche se a tremila e passa metri la respirazione diventa un po’ più complicata. Lo sforzo per trovare nuovo ossigeno è però ripagato dal panorama della cima: di fronte il Sasso Lungo e il Piz Boè, più là il Catinaccio e dall’altra parte le Tofane e il Pelmo. Vale la pena salirci.
#1 by Gianluca at 13 luglio 2011
… e secondo me anche di scenderci…